Guglielmo Muoio: l’erede dei Borbone nell’arte del presepe del ‘700

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Profilo dell’Artista: Un Figlio d’Arte

Guglielmo Muoio non è solo un artigiano, ma un erede di una solida tradizione familiare, discendente da una famiglia che da due secoli vanta la tradizione nell’arte del presepe. Formatosi nei laboratori di famiglia, ha unito l’esperienza pratica a un percorso accademico rigoroso, frequentando la facoltà di Diagnostica e Restauro per i Beni Culturali presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Questa preparazione gli permette di approcciare il presepe non solo come “creazione”, ma con una consapevolezza scientifica e storica dei materiali e delle tecniche.

Lo Stile: Il Settecento Napoletano

La sua specializzazione è il Presepe in stile ‘700, considerato il secolo d’oro del presepe napoletano. Le sue opere si distinguono per:

  • Realismo e Fisicità: Una continua analisi della realtà contemporanea trasposta nei volti e nelle posture delle figure settecentesche.

  • Materiali Tradizionali: Utilizzo di teste in terracotta policroma con occhi in vetro (per uno sguardo vivo), arti in legno intagliato a mano e corpi in stoppa e filo di ferro (che garantiscono la tipica mobilità dei pastori napoletani).

  • Sartoria di Alta Qualità: In questo è fondamentale la collaborazione con la moglie, Laura Loina, esperta in sartoria e ricamo, che veste i pastori con sete e tessuti pregiati (spesso richiamando le seterie di San Leucio).

Ars Neapolitana e Riconoscimenti Reali

Attraverso il marchio Ars Neapolitana, Muoio ha raggiunto vette di eccellenza tali da ricevere un prestigioso riconoscimento internazionale:

  • Nel 2016, S.A.R. Carlo di Borbone-Due Sicilie ha conferito a Guglielmo Muoio il titolo di Fornitore Ufficiale della Real Casa, un fregio che anticamente veniva concesso solo ai maestri di assoluto valore (come il celebre Giuseppe Sanmartino).

La Bottega come Luogo di Esperienza

L’atelier di Muoio (situato in via dei Tribunali, nel cuore del centro storico di Napoli) non è solo un punto vendita, ma un laboratorio aperto. È un elemento che potresti sottolineare nel tuo articolo per “La Rete dei Presepi”: l’idea della bottega come luogo di trasmissione del sapere, dove i visitatori possono vedere dal vivo la nascita di un pastore o di una scena presepiale.

Per approfondire l’opera del Maestro Guglielmo Muoio:

Clicca sulla foto e visita il sito ufficiale: guglielmomuoi.it
Scopri le collezioni di Ars Neapolitana. Clicca sulla foto e visita il sito
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Pro Loco San Martino Valle Caudina APS 

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Il Presepe nel Presepe, Natale 2025

Guarda il 'dietro le quinte' e l'opera finita in questo video

Obiettivo Comune: Il Presepe Diffuso di San Martino Valle Caudina

A San Martino Valle Caudina (AV), il presepe rompe i confini della teca e si riprende lo spazio urbano. In questa tappa della nostra ricerca, il “diaframma” di Videonapoli si apre su un’iniziativa di grande impatto visivo e culturale, promossa dalla Pro Loco di San Martino Valle Caudina.

 

Una Via, Una Scenografia: La Natività a Misura d’Uomo

Nel cuore del centro storico, un’intera via è stata trasformata in un percorso immersivo. Le antiche botteghe, testimoni di un passato artigiano, sono tornate a vivere ospitando statue a grandezza naturale che compongono le scene della Natività.

Non è solo una mostra, ma un fermo immagine storico in cui il visitatore può camminare. Camminando tra queste figure, si ha la sensazione di entrare fisicamente nella “pellicola” della tradizione, dove l’architettura del borgo diventa la scenografia naturale di un racconto millenario.

Il Racconto Visivo: Dietro l’Obiettivo

Ho avuto il piacere di collaborare con la Pro Loco per documentare questa straordinaria iniziativa. Attraverso il mio obiettivo, ho cercato di catturare non solo l’imponenza delle statue a misura d’uomo, ma anche l’atmosfera magica che si respira tra i vicoli caudini, dove le luci e le ombre giocano con le texture della pietra e del sughero.

Il video che ho realizzato — una sinfonia di foto e riprese video — è stato scelto dalla Pro Loco come testimonianza ufficiale del Natale sammartinese.

“Un viaggio visivo tra fede e territorio, dove ogni bottega è una finestra sul mistero della vita.”

Articolo scritto dal Prof. Rosario Attanasio

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I.C. Ciampino 1 Bachelet – Plesso Nobile

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Il nostro Presepe, Natale 2025

Guarda il 'dietro le quinte' e l'opera finita in questo video
Obiettivo Comune: “Il Presepe”, II Annualità alla Bachelet di Ciampino

Esistono progetti che vanno oltre l’orario scolastico e diventano “lunghe esposizioni” di vita e condivisione. È il caso della seconda annualità del progetto “Il Presepe”, un percorso che ho avuto il piacere di ideare e sviluppare presso l’I.C. Bachelet di Ciampino (RM), coinvolgendo l’energia creativa della classe II C (Scuola secondaria di primo grado – Plesso Nobile).

Un Progetto di Rete: Oltre la Cattedra

Se il presepe è un mosaico, questo lavoro è stato costruito pezzo dopo pezzo grazie a una collaborazione corale. Come docente, ho tracciato le linee guida, ma l’opera ha preso vita grazie al supporto prezioso dei colleghi, dei genitori e di tutto il personale della scuola. È stata una vera e propria “messa a fuoco” collettiva, dove ogni attore ha contribuito a rendere l’immagine finale nitida e carica di significato.

Imparare Creando: Il Manifesto della II C

Come riportato sulla pagina ufficiale del nostro Istituto, questo presepe è la sintesi di un Natale che profuma di manualità e tradizione. Non si è trattato solo di costruire figure, ma di sperimentare un metodo:

“Un progetto che unisce manualità, tradizione e lavoro di squadra. Ogni dettaglio racconta l’impegno, la creatività e l’entusiasmo dei nostri studenti. Un bellissimo esempio di come imparare… creando!”

La Visione di Videonapoli

Perché inserire questo progetto nella nostra ricerca? Perché la classe II C ha dimostrato che la tradizione del presepe non è un reperto del passato, ma un linguaggio vivo. I ragazzi hanno lavorato sui volumi, sulle luci e sulle proporzioni, comportandosi come piccoli registi di un set millenario.

Questo “scatto” di Natale 2025 resterà nella memoria della scuola come una testimonianza di quanto la cultura possa unire generazioni diverse intorno a un obiettivo comune.

Progetto ideato e curato dal Prof. Rosario Attanasio.

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Il Presepe: Un’Esposizione Infinita tra Cielo e Terra

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Il presepe non è solo una tradizione, è un fotogramma eterno che cattura l’anima di Napoli. In questa ricerca, apriamo il nostro diaframma sulla complessa arte presepiale: un ponte millenario che unisce sacro e profano, mettendo a fuoco dettagli storici e connessioni globali che partono dai vicoli di San Gregorio Armeno per parlare al mondo intero.
 
Se esiste un’immagine capace di sfidare il tempo senza mai sbiadire, quella è il presepe napoletano. Non è una semplice rappresentazione sacra, ma una “lunga esposizione” collettiva che dura da secoli: un fotogramma vivente dove la storia, la fede e il folklore si sono impressi su una pellicola eterna.
In questa ricerca, l’obiettivo di Videonapoli si sofferma su quei dettagli che sfuggono allo sguardo frettoloso. Il presepe è, per definizione, un ponte culturale: nelle sue scene, la Betlemme della natività si fonde con la Napoli del Settecento, accogliendo tra i pastori influenze orientali, mercanti cosmopoliti e frammenti di vita quotidiana che parlano al mondo intero.
Ogni statuina è un pixel di un mosaico più grande, ogni grotta è un diaframma che si apre sul mistero della vita. Esploriamo insieme come questa tradizione sia diventata la proiezione universale di un’anima cittadina che non conosce confini, capace di trasformare il fango e il sughero in una sinfonia visiva che continua a incantare l’infinito culturale.

Le Origini e il "Fuoco" di Greccio

Ogni grande opera ha un inizio, un primo scatto. Per il presepe, questo momento risale al 1223, quando San Francesco d’Assisi realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Ma se quello fu il “negativo” originale, è a Napoli che l’immagine ha trovato il suo sviluppo più complesso.

Già nel Trecento, le prime sculture lignee nelle chiese napoletane (come quella in Santa Maria del Parto) iniziarono a fissare la scena. Era una rappresentazione statica, quasi un fermo immagine solenne, lontano dalla vivacità esplosiva che avremmo visto nei secoli successivi.

Lo Sviluppo del "Settecento": Il Grandangolo sulla Città

È nel XVIII secolo che il presepe compie il suo salto tecnico e narrativo più audace. Sotto il regno di Carlo di Borbone, il presepe esce dalle navate delle chiese per entrare nei palazzi aristocratici, diventando una messinscena totale.

Qui l’obiettivo si allarga: non è più solo la Grotta a essere illuminata, ma l’intera città. La Napoli del Settecento entra prepotentemente nell’inquadratura con le sue taverne, i suoi mercati, i mendicanti e i nobili. È il trionfo del “sacro profano”: il Mistero della Natività diventa lo sfondo per raccontare la vita quotidiana, trasformando il sughero e la terracotta in un documentario iperrealista ante litteram.

Connessioni Globali: Un'Immagine senza Confini

Oggi il presepe napoletano non è più un fenomeno locale, ma un’esportazione culturale che ha creato ponti con ogni continente. Dalle collezioni del Metropolitan Museum di New York alle esposizioni in Spagna e Germania, l’arte dei nostri maestri presepiai parla un linguaggio universale.

Questa tradizione è riuscita a fare ciò che ogni grande fotografia ambisce a fare: fermare l’istante rendendolo eterno. Che sia una piccola capanna in un appartamento di periferia o l’immensa struttura di San Gregorio Armeno, il presepe continua a proiettare Napoli nel mondo, dimostrando che la cultura di un popolo può essere contenuta in una mano, plasmata nel fango e resa immortale dalla passione.

Dettagli in Macro: I Codici del Presepe

I Re Magi: Il Viaggio della Luce Rappresentano il cammino degli astri e il passare delle ore: oro per l’alba, incenso per il mezzogiorno, mirra per il tramonto. Sono i “viaggiatori globali” del presepe, il ponte che collega terre lontane a un unico punto focale. Simboleggiano la conoscenza che si inchina davanti alla semplicità.

Il Fiume: Lo Scorrere del Tempo In fotografia rappresenta il movimento; nel presepe, il fiume è il simbolo del confine. Con le sue acque, segna il passaggio tra il mondo dei vivi e l’aldilà, tra il passato e il futuro. È la linfa che attraversa tutta la scena, ricordandoci che la vita è un flusso costante che non si ferma mai davanti alla grotta.

L’Oste: La Tentazione del Riposo L’oste è la figura che “distrae” lo spettatore. Mentre tutto il mondo corre verso la Natività, l’osteria è il luogo della sosta, del cibo e del vino. Simbolicamente, rappresenta l’umanità che non si accorge del miracolo perché troppo impegnata nei piaceri materiali. È l’elemento di contrasto che rende la luce della Grotta ancora più intensa.

Benino: Il Fotografo del Sogno Benino è il pastore che dorme. La tradizione vuole che l’intero presepe sia il frutto del suo sogno. Se Benino si svegliasse, il presepe svanirebbe. Rappresenta la visione interiore, quella capacità di immaginare mondi possibili che è alla base di ogni creazione artistica e comunicativa.

 

Conclusione

Con questi ultimi dettagli, il nostro obiettivo ha completato la sua panoramica. Il presepe napoletano ci insegna che non esiste un’immagine troppo piccola per non essere importante: ogni pastore, ogni grotta e ogni riflesso d’acqua contribuiscono a creare quella sinfonia visiva che chiamiamo Napoli.

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